Nicoletta Cerasomma Ph 

MUJERES - DONNE DE L'AVANA

 

 En todo momento de mi vida hay una mujer que me lleva de la mano en las tinieblas, de una realidad que las mujeres conocen mejor que los hombres y en las cuales se orientan mejor con menos luces.

Gabriel Garcia Marquez

 

Un Paese martoriato per anni con la sua popolazione costretta a vivere tra miseria, povertà, sottomissione, paure preoccupazioni ma che tuttavia sta cambiando, non per il suo governo ma per le persone che vogliono rientrare in possesso dei loro diritti.

''le riforme di Raul - dice Yoani Sanchez durante il festival Giornalismo tenutosi lo scorso aprile a Perugia - sono l'accettazione di quello che non si puo' piu' impedire e la tecnologia rende piu' difficile mantenere il controllo dell' informazione''

“Abito un’utopia che non è la mia. Davanti a essa, i miei nonni si sacrificarono e i miei genitori consegnarono i loro migliori anni. Io, la porto sopra le spalle senza potermela scrollare di dosso. Senza dubbio, risulta alienante vivere un’illusione estranea, accollarsi il peso di ciò che altri sognarono.
A coloro che mi imposero – senza consultarmi – questo miraggio, voglio avvertirli, da subito, che non penso di lasciarlo in eredità ai miei figli.”  
Inizia cosi il primo libro della coraggiosa blogguera e giornalista cubana Yoani Sanchez, candidata al premio nobel per la pace. 
“La mia deteriorata Avana compra contando gli spiccioli, parla sotto voce e profuma di acqua di fogna, mentre la città abitata da ministri, alti funzionari e diplomatici, si muove tra divani, ricevimenti ed emana un delicato aroma di crema idratante”.  
Yoani ha storie da raccontare che hanno colpito chiunque dal Presidente degli Stati Uniti alla gente comune: il suo blog offre una finestra unica, per scoprire la vita quotidiana reale a Cuba.
Con questa premessa ho iniziato il mio viaggio.

Forse è un’utopia pensare di raccontare la realtà con uno scatto, ma un semplice clic a volte può essere un buon punto di partenza per raccontare una storia.
Una storia che si plasma fotogramma dopo fotogramma.
Alla base di tutto devono esserci entusiasmo e voglia di raccontare, ma anche rispetto per quanto si fotografa.

Molti di quelli che leggono lo sanno. Hanno libri vissuti, quasi tutti sottolineati con le frasi che voglio ricordare, che non voglio lasciar andare o semplicemente fotografie del momento di pensieri in cui si riconosco, di situazioni che vorrebbero vivere, delle emozioni che vorrebbero esprimere. 
“La tua ombra cambia forma in viaggio, si ingobbisce su una duna, si spezzetta nel sole dietro a una grata, si frantuma sui sassi, vibra dal finestrino di un treno, danza su un telo mosso dal vento, si impenna contro una roccia, dando al suo profilo angoli bizzarri. 
Vedendo la tua ombra cambiare, ti accorgi che muovendoti non rimani mai uguale”. 
Nulla di più vero.
In un viaggio ci sono sempre immagini che si sovrappongono: quella che ci si crea prima, quando si cerca di farsi un'idea del paese che si andrà a visitare, quella reale che nascerà dalle esperienze vissute e il ricordo di quanto vissuto.

A Cuba, paradossalmente, si ha la sensazione di una maggiore libertà che altrove. 
Libertà nei rapporti umani, allegri e disincantati.
Nessuno scandalo, né giudizio
Grande libertà sì, ma a patto di essere poco liberi. 

In un carosello fatto di "calles" di brulicante vitalità, mille volti etnici sfilano sotto gli occhi nostalgici dei vecchi per i quali Fidel è intoccabile.
I fumi esausti delle “camiones" sbuffanti si fermano sulle risate dei bambini di ogni età, in gonna/pantalone marrone, blu o rosso e camicia avana chiaro. 
Come in un luna park, l'osservatore accenna inconsapevole un sorriso, fotografando rapito, i giganteschi murales che inneggiano "el sueño", cartelloni di campagna politica ed accattoni.
Non di rado si incontrano giovani uomini, tirati a lucido con i capelli impomatati come nei migliori film di Vittorio Gasman e giovani donne, color ebano, che  ostentano il risultato delle loro migliori conquiste, in cerca anch'esse del loro sueño.
Vero che non sono alla  fame, altrettanto vero che non si vive di solo pane: quello che manca sono decise ad averlo, e così fanno ghermendo al volo turisti con modi cordiali ed ammiccanti. 
Non vogliono soldi, si accontentano di essere la tua accompagnatrice di una vacanza all inclusive: cene fuori, passeggiate, regali, attenzioni. Non si comportano da prostitute, perché in ognuno vedono un potenziale uomo, del quale innamorarsi e con il quale andare via, come un premio vinto nel luna park.

Ad ogni modo è tornare a casa che dà un significato profondo al viaggio: prendi in mano una fotografia e ti rendi conto che sei pieno di quello che hai vissuto.
Le parole di Yoani Sanchez, ora mi suonano più vere.

 

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